Diego Curcio
Rumore di carta
Storia delle fanzine punk e hardcore italiane dal 1977 al 2007
Prefazione di Gianluca Umiliacchi
Redazione ed.
170 pagine, illustrato, 15 euro
ISBN 978-88-95470-02-3
Prima edizione: dicembre 2007
Collana Convergenze & divergenze n. 1
2007: il punk italiano compie i suoi primi trent’anni. Anche se nel 1977 la parola d’ordine dei Sex Pistols era “no future”, il discusso movimento ha saputo crescere, rinnovarsi e cambiare pelle nel corso del tempo. Un elemento fondamentale di questa evoluzione sono le fanzine punk (o punkzine), giornali autoprodotti con cui le ragazze e i ragazzi della scena diffondevano le proprie idee in tutta Italia. Queste pubblicazioni, scritte a mano, disegnate, fotocopiate, stampate con mezzi di fortuna e vendute per posta o durante i concerti, rappresentano la testimonianza più interessante e poco studiata di un movimento che ancora oggi raccoglie molti consensi. Non solo musica, quindi, ma un vero e proprio modo di vivere e pensare, contro i rigidi schemi della società.
In Italia le tappe che, dal primo punk di fine anni Settanta, hanno portato all’hardcore dei centri sociali come il Virus di Milano e il Cassero di Bologna, fino a una certa codificazione di un prodotto che da antagonista è diventato in alcuni casi un semplice genere musicale, sono state scandite proprio da questi fogli in bianco e nero. Una raccolta di immagini e parole che costituiscono l’anima e la memoria storica della scena punk italiana.
In questo volume, accanto a una “storia” del punk e dell’hardcore italiano (accompagnata da una discografia essenziale), si raccontano le punkzine, presentandone – anche attraverso interviste – gli autori, analizzandone il linguaggio e il contenuto: un panorama scarsamente conosciuto, imprevedibile e rappresentativo di un pezzo di scena, non solo musicale, ancora oggi vivace.
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