06 - I cistercensi di Tiglieto
La diffusione in Italia dell’ordine cistercense è stata avviata quasi mille anni fa da un piccolo nucleo di monaci vestiti di bianco approdati nella piana di Tiglieto con un progetto che voleva essere di conservazione e che, invece, ha innescato una vera e propria rivoluzione. Venivano direttamente dalla Francia e cercavano un deserto forestale per isolarsi
dal mondo e per applicare alla lettera, senza indulgenze né remissioni, i precetti della Regola di san Benedetto. Volevano solo pregare e lavorare, riprendendo la mistica primordiale del monachesimo, ma nel loro bagaglio portavano tali e tante innovazioni, spirituali e materiali, che ben presto si trovarono a far parte di un movimento imponente, destinato a segnare in profondità l’intero occidente cristiano. Ne seguì un’affermazione che per Tiglieto e per i cistercensi pareva destinata a non finire mai e che, invece, altrettanto bruscamente si interruppe.
E venne il tempo della decadenza, morale e materiale, delle spoliazioni, della vita stenta e, infine, dell’abbandono di Tiglieto da parte degli ultimi
monaci. Testimone della passata grandezza restò solo la badia, soggetta a continui sfregi, capace di accumulare ferite su ferite come il tronco di una vecchia quercia. Nel 1648, finalmente, la prima inversione in un destino che pareva segnato: l’antico monastero e la piana passano entrano nel possesso della famiglia Raggi. La piana sulle rive dell’Orba diventa la sede di una grande azienda agricola che, in pratica, si identifica con un paese e finalmente dopo quasi mille anni le giornate di Tiglieto sono nuovamente scandite dalle ore dei monaci.












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